Prima di tutto bisognerebbe conoscere come lavora l’algoritmo di Instagram, ovvero capire come viene valutata la “capacità attrattiva” che hanno le tue Stories. Questo però è un argomento troppo lungo e tecnico da spiegare in questo articolo, quindi ci limitiamo a dire: le Stories (lo dice il termine) sono storie e in quanto tali devono avere un inizio, una parte in mezzo e una fine. A Instagram piacciono i racconti!

Le statistiche dicono che le Stories più coinvolgenti sono in genere strutturate sulla base di 5/6 clip (circa 80 secondi), sono chiaramente parlate e hanno un’inquadratura del soggetto a mezzo busto in un ambiente perfettamente in linea con il messaggio. Si deve puntare a fare in modo che almeno il 75% delle persone che vedono la prima clip guardino anche l’ultima!

A livello strutturale, il racconto che si “svela” passo dopo passo e che invoglia l’utente a commentare, incrementa sicuramente le possibilità che il seguace vada fino alla fine, e se si deve inserire una call to action è consigliabile farlo solo nella parte finale della Stories, ovvero nelle ultime due clip. Eventuali tag e hashtag andrebbero invece inseriti in tutte le clip, ma in modo non troppo invasivo.

Un consiglio che ci sentiamo di dare, è quello di dotarsi di un supporto (fidanzato/a va benissimo) per lo smartphone… perché parlare “a mani libere” e alla corretta distanza rende il messaggio più appassionante.

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