Il design del vino

Le luci sul palcoscenico internazionale della creatività si sono accese ieri, martedì 7 giugno. Il Salone del Mobile di Milano, che animerà la città fino a domenica 12 giugno, ha aperto i battenti all’insegna della sostenibilità e della bellezza, valori portanti di questa edizione.

Ecco allora che un brindisi inaugurale con il vino della Tenuta di Tavignano, impegnata sul fronte dell’agricoltura biologica e nella creazione di bottiglie dal design innovativo, ben si adatta alla cornice dell’evento. Protagoniste, in quest’occasione, due linee di vini della tenuta marchigiana: Misco e I Love Monsters. Quest’ultima, ideata dall’architetto e CEO di Tenuta Tavignagno, Ondine de la Feld.

I Love Monsters

I “Monsters” hanno ieri affascinato e sedotto la fiera del design con il loro animo punk, freak e pop. Vini naturali, non filtrati e non manipolati che vogliono comunicare un messaggio importante: “Ti voglio bene perché sei diverso”. Il Pestifero, la Birba e la Vergine: tre “mostri” che rompono le righe, proponendosi in modo non convenzionale, ma non per questo meno amabile. Attraverso il recupero di ricette antiche, esperti enologi hanno prodotto vini ricchi di proprietà nutritive, più sani perché meno raffinati. Antichi nell’animo ma moderni nella concezione, i Mostri si presentano in bottiglie senza etichetta, proprio perché al suo posto hanno una vera e propria faccia. Creazione che, rompendo con i codici del mondo del vino tradizionale, è stata affidata a Pietro Quintino Sella, giovane graphic designer studente del Pratt Institute di New York. A sovraintendere Ondine de la Feld, Ceo di Tavignano, che dal 2021 ha guidato la svolta green dell’azienda, che si trova a oriente, nel comune di Cingoli, in provincia di Macerata, proprio a ridosso della cittadina che ha dato i natali a Federico II di Svevia e, enologicamente, ad uno dei bianchi più celebrati della regione, il Verdicchio dei Castelli di Jesi Docg. Qui circa un quarto di secolo fa i coniugi Beatrice Lucangeli e Stefano Aymerich di Laconi, discendenti rispettivamente da nobile famiglia marchigiana e sardo-ispanica hanno intrapreso l’avventura imprenditoriale d’indirizzare la produzione verso la vitivinicoltura di qualità. “Il mio lavoro mi piace perché comincia con le galosce sulla terra e si conclude con la camicia di seta per degustare una raffinata bottiglia di vino sulle più importanti tavole”, afferma l’architetto. Parole che sottolineano la grande passione per il vino che non solo muove Ondine de la Feld, ma che anima tutta la tenuta. Partito dal Salone del Mobile il viaggio dei vini di Tavignano proseguirà nel Fuori Salone di Milano e ancora oltre, valicando i confini regionali, approdando in Liguria.

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