Il tempo dell’allattamento: le mani ed il viso nell’ attaccamento madre bambino

Una lettura psicologica  dell’importante legame che si crea tra il volto, il seno e le mani nel rapporto madre/bambino durante l’allattamento

A cura di Elisa Stefanati psicologa e psicoterapeuta presso l’ospedale Quisisana di Ferrara

La nascita di un figlio non è solo la venuta al mondo di qualcuno di cui attendevamo di vedere il volto, di qualcuno che attendevamo di accogliere tra le nostre braccia. Insieme alla vita del figlio viene nuovamente alla vita anche il mondo. Quale spazio si crea nelle mani della madre? E quali segreti e simbologie nascondono le mani della madre? “Le mani della madre sono la prima forma di linguaggio, sono il primo sostegno della vita, i rami , la pianta che sostiene la vulnerabilità e fragilità della rugiada, che rappresenta la vita. Siamo stati tutti un grido nella notte. Le mani della madre impediscono che la vita precipiti nel vuoto, nel buio,  nel non senso. Le mani sono già una forma primaria di linguaggio”.

Le mani della madre

Inizia con la poesia “Le mani della madre” di Rainer Rilke il volume scritto dello psicoanalista Massimo Recalcati, un volume che tutte le madri dovrebbero poter leggere. La fatica letteraria di Recalcati analizza l’involucro materno, attraverso una prospettiva inedita. Dopo che la psicoanalisi e  la letteratura hanno dedicato fiumi d’inchiostro all’importanza del volto, del seno, del linguaggio materno e del nome… nel volume dello psicoanalista Recalcati il focus è sulle mani della madre.

Il tempo dell’allattamento

Lei si era accorto  che i bambini nascono senza ciglia? Nel tempo dell’allattamento, del viso a viso, insistente, esclusivo, la madre attende, di giorno in giorno, nel tempo infinito di ora in ora, che crescano le ciglia sugli occhi, prima implumi, del suo nato. Quanto pesa una ciglia? Forse quanto l’alito  di fiato  che si emette per pronunciare un nome”.  (Roberta Abbondanza). Il volto della madre non è solo lo specchio che restituisce il volto del figlio al figlio, ma è anche il primo volto del mondo. Durante il prezioso istante dell’allattamento, lo sguardo di una madre deve restare attento sul neonato. Un’assenza, uno sguardo distratto, incupito, distante della madre impediscono al neonato di sperimentare la costruzione dello scudo che preserva dall’angoscia. 

Perché allattare al seno?

Il seno è il simbolo della madre delle cure. Il bambino, ci ricorda Winnicott,  non vuole tanto o solo ricevere il cibo giusto al momento giusto, quanto essere nutrito da qualcuno a cui piace farlo. Nutrire un bambino, fargli il bagnetto, vestito di abiti morbidi non può essere un gesto meccanico, ma è un gesto che nutre e si nutre di amore. Si deve poter passare dalla madre del “seno” alla madre del “segno”. Significa poter offrire all’altro non solo ciò che si ha, ma anche ciò che non si possiede.

La solitudine della madre

Questo per le madri,  è anche il tempo della paura. Del contagio. Di un nemico invisibile che minaccia la vita. La pandemia ha cambiato anche la maternità.  La gioia di generare è sempre contaminata dalla possibilità della perdita e della catastrofe, il confine tra la vita che viene al mondo e la possibilità della sua scomparsa è labile e riguarda sia la madre che il bambino. È bene non abbandonare mai una madre alla sua solitudine. In questo tempo di emergenza, in particolare, una madre non va lasciata sola.

Quale la giusta distanza tra presenza ed assenza?

Per ogni bambino è fondamentale poter fare esperienza tanto della presenza della madre quanto della sua assenza, per poter sperimentare la possibilità di costruire un’immagine interiorizzata di essa. Un eccesso di presenza materna, come un eccesso di assenza,  generano sempre uno squilibrio emotivo. Quanto e come rispondere al pianto? Quanto si può tollerare che il neonato pianga senza prenderlo in braccio, confortarlo?  Lo spazio materno è un’ospitalità senza proprietà…. ogni madre ha il compito di offrire la cura, ma non di rappresentare una tutela che non lasci respirare ossigeno.

La maternità non è un fatto  solo ed esclusivamente biologico, ogni madre diviene tale nel momento in cui pronuncia un si….ed esprime un desiderio, offrendosi. L’equilibrio che mantiene il concetto di madre “sufficientemente buona” non puo’ esaurirsi solo nell’immagine di una maternità che non “vede” altro che il figlio. Il desiderio di una madre non può mai esaurire quello della donna, della moglie nella sua umanità.

Modelli di maternità

Nel volume di Recalcati  la punteggiatura si sofferma anche su  alcuni fantasmi patologici che minacciano una maternità sana, usando alcune metafore,  il volume da voce ai vissuti psicologici delle madri narcisiste, delle madri chioccia, le madri vampiro o madri coccodrillo… un’insidia da non sottovalutare è quello che porta allo sbilanciamento tra presenza ed assenza della madre.

La maternità di fronte al cambiamento

Dopo aver scritto sulla figura paterna e sull’essere figli, Massimo Recalcati ha precisato di avere volutamente atteso un tempo prima di scrivere della figura materna. Il libro – ha precisato lo psicoanalista devoto a Lacan- nasce dall’attività di 30 anni di esercizio clinico. “Ho scritto questo libro perché volevo essere giusto con la madre. Bisognerebbe provare ad esserlo”. Si tratta di una nuova interpretazione della maternità di fronte alle difficoltà ed ai cambiamenti di oggi.

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